Nature

Le poesie di Albarosa

pubblicato da Albarosa il 2025-08-05

LA BADANTE

Tu giungi da lontano.
Nel tuo bagaglio
c’è il sole del deserto
le notti stellate,
il mare aperto.

Sorridi  al gesto d’affetto,  
sei schiva agli sguardi 
e nascondi i capelli
perché così t’han detto.

Riconoscente del poco che hai,
pulisci la casa, cuoci il pane 
e sogni di non dover tornare mai
oltre il confine, dove nel sonno 
t’accompagnava la fame.

Or che sei qui giunta,
tu guidi attraverso la vita,
nella deriva del presente,
questo antico vascello dell’oblio
e il tuo cuore sta sulla  punta
delle tue fragili dita
quando la sera preghi il tuo Dio.

Albarosa Bertoli 
        
MEDITERRANEO

Porte scrostate
sono rifugi d’ombra
nelle strade assolate,

l’ocra, il giallo e il bianco
delle mura e dei tetti
si alternano a fianco 
di pozzi e  vicoletti.

Città di mare e di terra
lasciate a malinconia
per sfuggire alla guerra!

Ormai solo la scia
di una barca sul mare
indica la nuova via
per chi è costretto a migrare.

Piccolo Borgo Antico

pubblicato da Renata il 2025-07-31


Cara Maurizia,
il tuo bell’articolo del 20 luglio u.s. mi ha molto colpita, perché descrive bene questa “desertificazione commerciale” che riguarda purtroppo tanti paesini del Canavese.
Anche Colleretto Giacosa, come Parella, ha perso la maggior parte dei suoi esercizi: a poco a poco, nel corso degli anni, hanno chiuso le due macellerie, la merceria, il calzolaio, la panetteria, il negozio di casalinghi e ferramenta, quello di scarpe, la fioraia, l’edicola/tabaccheria e tutti gli alimentari, che una volta erano ben tre!

Leggi le riflessioni di Renata


La desertificazione commerciale

pubblicato da Maurizia il 2025-07-20

L’altro ieri si usciva per far le commissioni, oggi aspettiamo il fattorino.

Quando entro in un centro commerciale provo un senso di spaesamento, ma penso che anche altri consumatori - come me - siano intenzionalmente disorientati. La settimana scorsa i biscotti erano qui, e ora? E la farina? Tutto è spostato. E la cioccolata che irrazionalmente oggi è - non so perché - di fronte ai sottoli? E lo stesso vale per altri prodotti. Ma il pane — bene di prima necessità — quello è irremovibile: se ne sta come un re in fondo al supermercato così - per raggiungerlo - devo attraversare tutto il locale, mentre mi ammiccano invitanti prodotti di bellezza, creme, dolciumi.

Leggi la bella riflessione di Maurizia


Un circolo fantastico

pubblicato da Albarosa il 2025-02-14

LETTERA PER IL NUOVO ANNO
Leggere nuoce gravemente all'ignoranza (Dino Licci)

Un circolo fantastico, fatto di donne, ed un solo uomo, davvero eccezionali.
I nostri luoghi d’incontro sono due: la Biblioteca di Colleretto e quella di Strambinello le cui
“tenutarie” sono rispettivamente Danila e Maura.
Ci si ritrova solo una volta al mese, ma è un incontro denso di contenuti, anche se, aimè, non sempre
coerenti con quanto si era programmato di leggere per la volta successiva.

Leggi la bella lettera di Albarosa


La Pedanea si racconta: La Famiglia Aluffi

pubblicato da roberto il 2024-12-15

La platea dei presenti
(Click sulle foto per ingrandirle)

Il 23 novembre abbiamo ricordato, nell'ambito del ciclo LA PEDANEA SI RACCONTA, la famiglia Aluffi. A partire dalla figura di Alberto, imprenditore presente nel panorama economico dei primi del '900, a seguire il figlio Tancredi, il cui stile di vita, la coerenza politica e sobrietà intellettuale sono ancora oggi modello morale e civile e, per finire, Giuseppe, stimato e conosciuto professionista, ma anche fine studioso ed intellettuale.
Grande apprezzamento da parte del numeroso pubblico presente in sala, che ha potuto approfondire la conoscenza della famiglia Aluffi, nel contesto storico e culturale del periodo.



Ricordi di solidarietà

pubblicato da Elettra il 2024-11-12



Sono nata a Reggio nell’Emilia, e a Reggio ho subito la guerra.
Ho visto i bengala e saputo a che servivano. Ho visto cadere le bombe: da lontano sembravano grappoli d’uva, invece il loro rumore era spaventoso e dove cadevano si formavano crateri.
Finalmente la guerra finì e io e le mie amichette, andando in giro, vedevamo solo macerie e persone che cercavano se qualcosa si fosse salvato.
Una sera - erano trascorsi pochi mesi dalla fine della guerra - in casa eravamo solo io e la mamma che ai fornelli faceva il possibile, col poco che aveva, per cucinare una cena sostanziosa. Papà entrò e tranquillamente disse: - Oggi ho prenotato una bambina-. La mamma si voltò di scatto ed esclamò: - Ma il cibo non basta neppure per noi! – Al che tranquillamente lui replicò: - Non preoccuparti, ce la faremo.

Continua a leggere il coinvolgente racconto di Elettra


Danou

pubblicato da Piera Gedda il 2024-11-10



Danou

Rina era rimasta molto impressionata dall’arrivo di una coppia venuta ad abitare al pian terreno della casetta di Nilla, proprio all’ingresso del borgo di Gauna, frazione di Alice, in val di Chy (Valchiusella).
Nilla si chiamava in realtà Petronilla e confezionava trapunte imbottite, frange di varia foggia per orlare la biancheria.

Continua a leggere il bel racconto di Piera


Riflessioni golose

pubblicato da Romana il 2024-11-03


Anche il dolce ha la sua storia
Perché ci piace tanto il dolce? Risulta che sia sempre stato gradito all’uomo e anche ad alcuni animali. I nostri antenati hanno iniziato a succhiare il miele dal favo imitando l’orso. Il piacere procurato dal gustare il dolce è forse legato ai ricordi dell’infanzia e alla gradevolezza del latte materno. E materialmente il nostro organismo richiede zuccheri. Quindi evviva i dolci!
Volendo tracciare una storia del dolce, l’accompagnerei a quella dell’uomo. MI fido dell’intuizione, basandomi inoltre su documenti pittorici e scritti. Le mie sono considerazioni stimolate da golosità e da interesse storico. Probabilmente l’accostamento di frutta e miele, bottino dell’uomo raccoglitore, soddisfaceva palato e stomaco ma - senz’altro – fu importante la scoperta che i granelli di certe spighe macinati e impastati con l’acqua, deposti su pietra rovente, fornivano un cibo gradevole e digeribile; quindi, aggiungendo alla farina miele e frutta, l’uomo realizzò il primo Dolce della Preistoria.

Continua a leggere la Storia del dolce di Romana



UN TAUTOGRAMMA PER PARELLA

pubblicato da Renata il 2024-10-21


“PARELLA, PERLA PEDANEA”
Piccolo paese pedemontano, perla preziosa per panorami pittoreschi, prestigiosi palazzi policromi, pendii producenti pàmpini pregiati.
Parella piace podisti perché possono passeggiare: piante poderose permettono profumati percorsi penombrosi parlando piacevolmente.
Paese piccino, però presenta parecchi personaggi popolari: parroco peruviano, pediatra prediletta, preside pluristellato, pimpanti professoresse pensionate, postina premurosa, pizzaiolo provetto, PEDANEUS!
Personalmente, però, propendo per paesino posto proprio presso Parella, paesino poetico.....

Renata, Colleretto Giacosa


Il nostro posto, quello giusto

pubblicato da Elisabetta e Gianmarco il 2024-10-18


Il nostro posto, quello giusto

Le rose sono come noi, che abbiamo bisogno di trovare il "nostro posto", e allora si , ci sentiremo in pace e sentiremo che quella stessa linfa che scorre nella verde materia delle foglie, nei colori vivaci o delicati dei petali leggeri, è la nostra. Sapremo, in quel momento, che il nostro respiro si fonde alla stessa aria che muove le graziose corolle, insieme alle fronde alte dell' acacia e ci sentiremo intimamente rigenerati e vivi. Ognuno di noi e' alla ricerca del " proprio posto " in questo mondo. Quando si ha la fortuna di trovarlo l' armonia ci invade e ci scopriamo a sorridere, accolti e nutriti. Cosi' son le rose, quando le metti a dimora nel " loro posto", in quello giusto, sono un trionfo di vigore e bellezza ; instancabilmente allora ringraziano, donandoci fiori leggiadri, profumi intensi, sottili, e aculei rossicci, che ci prendono per gli abiti, quasi a chiederci di guardarle ancora e ancora.


Oltre la speranza

pubblicato da Maurizia il 2024-09-23

Oltre la speranza Chi salva una vita salva il mondo intero (Talmud babilonese)

In ogni casa albanese edificata prima del 1940 c’è una stanza particolare: è la stanza dell’italiano.
La stanza in cui i nostri soldati feriti, pur appartenendo a un esercito invasore, furono ricoverati e accuditi.
Accadde anche a mio zio, Albino Frasca. Mi affido alle sue parole, raccolte nel libro Oltre la Speranza.

Chi sta in alto dice: si va alla gloria
Chi sta in basso dice: si va alla morte
Bertolt Brecht

Vai al Diario di Albino Frasca: Oltre la speranza



Diario di una settimana in paradiso

pubblicato da Lorella il 2024-09-16





Lorella è salita tante volte al rifugio Cibrario, ma sempre come ospite; mai si era offerta di gestirlo per un'intera settimana.

"Dopo qualche tentennamento" prende il coraggio a due mani e decide di salire per l'ennesima volta al rifugio, ma stavolta per aiutare nella gestione.

E così ci narra dei suoi dubbi prima di partire, delle sensazioni durante la salita e nel corso della settimana trascorsa al rifugio.

Vai al racconto di Lorella






Romina

pubblicato da Alice il 2024-09-06

Romina

Guardano tutti me.
Sanno che, alle prime ore dell’alba, sarò io a condurli fino a Boschietto.
Avevo già deciso che avremmo preso il sentiero di Tressi, quello a sinistra del torrente. È quello meno esposto.
Le borgate della valle sono sospettose e le loro baite nascondono, dietro quelle grigie pietre, piccoli occhi pronti a vigilare.
Ma loro non devono farsi vedere. Non è per questo che sono venuti sin qui da tutta Italia.
Sono qua per combattere una guerra, una rivincita che cancelli la delusione che li ha travolti.
La chiamano Resistenza.

Vai al racconto di Alice Fumero



Un bosco in eredità

pubblicato da Maria il 2024-09-01


UN BOSCO IN EREDITA’
Ti lascio questo bosco 
Che non è solo gli alberi che vedi.
Questo bosco è l’equilibrio della vita.
Ogni pianta, ogni arbusto, ogni uccello, ogni piccolo animale,
è qui perché io ho sempre rispettato questo luogo,
non ho mai dato diserbante per le erbe infestanti, 
non ho mai tagliato senza criterio, 
ho sempre lasciato che la natura decidesse, 
io l’ho seguita, assecondata.
Sono cresciuti funghi in terra 
e a volte sulle cortecce degli alberi.
Questo bosco ha ospitato una varietà di animali,
qui hanno vissuto o almeno sono passati 
volpi, faine, topi, lepri,
nessuno ha disprezzato questo luogo.





E’ successo che qualche anno fa,
una grande tempesta,
unita ad un vento fortissimo,
abbia distrutto parti di alberi, abbia squarciato rami.
Ma la natura ha avuto la voglia e la forza di riprovarci.
Guardalo ora.
È bello, verde, brillante.
Ti regala freschezza unita ad un leggero venticello 
che fa ondeggiare le fronde
e quasi come le onde del mare che si muovono 
e accarezzano i sassi.
Qui le foglie si muovono ed accarezzano l’aria 
rendendola più fresca.
Quando io avrò finito il mio percorso terreno
tu non avrai in eredità solo un bosco
Avrai tanto di più.


Gesti dimenticati e no

pubblicato da Luisa Accattino il 2024-07-25

Dalla ringhiera del balcone che dà sulla piazzetta, nel centro della città, sbordano rossi gerani. Una mano annaffia i vasi agganciati al mancorrente di ferro, color canna di fucile. Nella calura estiva il gesto si ripete la sera, per evitare l’evaporazione diurna troppo repentina, quando invece la notte offre il ristoro di un’umidità prolungata.
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Sul podio il direttore d’orchestra allarga le braccia, poi di colpo le serra e le abbassa a zittire il suono. Sull’altare il sacerdote le distende sul calice, mentre alla scrivania una mano guida il mouse sullo schermo luminoso disegnando col gesto un paesaggio del tutto nuovo.

Gesti dimenticati e no

Luisa Accattino

Vai al racconto di Luisa Accattino


L'esperienza di un'adozione

pubblicato da Monica il 2024-07-12



Il desiderio di un figlio è l’attesa legittima di ogni coppia.

Spesso questo desiderio diventa una pretesa e si fa ricorso ad ogni mezzo pur di realizzarlo.

L’affido, l’adozione sono esperienze di maternità e paternità di grande valore, che esigono maturità e spirito di abnegazione.

L’attesa purifica il desiderio: dall’avere all’amare.

L'esperienza di una coppia che ha scelto di adottare due fratellini, raccontata con vividezza e sensibilità da Monica, la mamma adottiva.

Vai al racconto di questa bella esperienza


Tre scritti di Tony Fornero

pubblicato da Toni Fornero il 2024-06-23

Tre scritti:

  • L'uomo che parla alle nuvole.
  • Un signore ben vestito davanti a un bicchiere.
  • Monologo interiore.

  • I commenti dell'autore:
    Il primo è un racconto "Tradizionale", in cui ho mescolato sentimenti.
    Il secondo è un racconto diverso dai soliti e con l'inserimento di un monologo interiore.
    Il terzo è un monologo interiore, puro, senza punteggiatura.
    Il romanzo citato è di Safran Foer: Eccomi.
    (I puntini di sospensione servono, solo, per "mascherare" un po', per non incorrere in cose spiacevoli.)
    Buona lettura.
    Accetto volentieri le critiche, anche dure, anche anonime. Non impazzisco per, eventuali, complimenti.
    tony fornero


TORINO Anni 1960 VITA DI PERIFERIA

pubblicato da Anonimo il 2024-05-18


TORINO VITA DI PERIFERIA Anni 1960,
La vita in periferia aveva carattere di provvisorietà. Tutto era precario in periferia. Oggi ci si sentiva padroni del mondo, il giorno successivo padroni delle fogne. Si cresceva a pane e botte, a sigarette realizzate con le cicche raccolte in giro e minestroni di verdura riscaldati sul putagè.

Vai al racconto


Un'idea geniale

pubblicato da Tony Fornero il 2024-03-28

Seduto su uno sgabello costruito con gli assi dei pallet, Nicola, basso di statura, ma con il tronco del corpo che era un armadio, le mani che stringevano come una morsa, aveva acceso una vecchia stufetta in ghisa grezza con le gambe posteriori diritte. Le anteriori sagomate con grazia, imbruttivano la linearità della nuova canna fumaria in lucido acciaio. La canna saliva al basso soffitto del garage, svoltava ad angolo e usciva dal buco sulla porta per dispensare aromi non proprio gradevoli ai nove piani del caseggiato popolare.

Quegli inquilini tolleravano i fumi che uscivano dal suo garage perché “Nicò”, così lo chiamavano, era un brav’uomo di cinquant’anni con figli e moglie a carico. Era vissuto in una famiglia di pescatori a Santa Maria di Leuca e, dopo aver assolto il servizio militare, aveva cacciato in una valigia qualche indumento, alcune salsicce piccanti, un caciocavallo, pagnotte ed era partito per il Nord Italia. Destinazione: Torino Mirafiori, un “Paradiso” in quei tempi per gli abitanti del suo paese. A Torino aveva trovato ospitalità presso compaesani e in breve tempo il lavoro in una azienda che stampava particolari in lamiera per la “mega-ditta” di un avvocato. Aveva lavorato in quell’azienda per oltre trent’anni, o poi era stato sbattuto fuori, come tutti gli altri suoi compagni di lavoro. Ora viveva con gli aiuti statali e pescava dalla buonuscita che i padroni gli avevano “elargito”, per sciacquarsi la coscienza. Era in attesa della pensione, ma ad ogni cambio della politica, slittava in avanti nel tempo.

“Nicò” aveva provato, invano, a trovarsi un nuovo lavoro e allora nel suo garage aveva iniziato a riparare piccoli elettrodomestici, per cimentarsi poi con le lavatrici. Eseguiva riparazioni elettriche e idrauliche. Quando la lavatrice era da buttare, così come altri apparecchi di uso domestico, recuperava il motore e quello che sarebbe potuto servire per altre riparazioni.

Non si lamentava mai, era un uomo felice, seppur in quella condizione. Unico rammarico: parcheggiare la vecchia Panda in strada per fare spazio alla sua nuova attività.

”Nicò” era diventato famoso nella fila dei caseggiati della zona perché, oltre a risolvere ogni guasto, faceva pagare ai suoi clienti: il costo dei materiali sostituiti, dimostrati con tanto di scontrino, mentre la sua mano d’opera era a loro discrezione. Nel garage, poi, c’era una grande latta del caffè vuota, sul coperchio una fessura e un foglietto che cambiava la scritta di volta in volta. Quel giorno recitava: “Per aggiustare la carrozzella elettrica di Maria”. Un’altra volta: “Per rifare le porte del campo sportivo e comperare reti nuove”.

Non pensava solo a beni di estrema necessità perché diceva che, se non si “sostenessero” anche cose non strettamente necessarie, quel quartiere sempre più povero, sarebbe diventato anche il più squallido. E quel bidoncino si riempiva pian piano di monetine, ma non erano rari anche biglietti di una certa taglia.

Un giorno era arrivato l’inquilino del terzo piano con un vaso portafiori rotto in tre pezzi che lui stesso aveva già provato a incollare, un oggetto vecchio e sbeccato in diversi punti, di nessun valore, ma così non era per il suo possessore che si era dilungato in un racconto, anche commovendosi. Dietro quella triste storia “Nicò”, intenerito, glielo aveva aggiustato.

Non l’avesse mai fatto! Incominciarono ad arrivare nel garage oggetti in vetro, ceramica, maiolica che lui riusciva, quasi sempre, a riparare.

Quel giorno Piera gli portò una tazzina da caffè nuova, nemmeno bella, con il manico rotto. E volle che gliela aggiustasse, a qualunque costo, senza spiegarne la ragione. Lui non stette a discutere, le disse di lasciala lì e che l’avrebbe incollata.

Uscita Piera, “Nicò” si sedette sullo sgabello, mise la tazzina davanti a sé sul banco da lavoro, vide che il manico “copiava” perfettamente alla tazzina. Non ci sarebbero stati problemi a incollarla. Fissò la tazzina e si ricordò che da giovane, a Santa Maria di Leuca, il caffè gli veniva di solito servito dal barista con la mano destra. Lui invece di girarla per prenderla con la “sua” mano destra, diceva di cambiargliela con un’altra che avesse il manico a destra. Fatto che suscitava sempre l’ilarità del barista perché quella richiesta l’aveva già avuta mille volte.

Incollò quindi il manico alla tazzina, ma non smetteva di fissarla, e fu così che gli venne l’idea meravigliosa: “Se incollo un altro manico al lato opposto della tazzina, ne ottengo una per quelli che la … vogliono a destra e per quelli che la vogliono a manca, e poi, e poi chi trema può prenderla con entrambe le mani, no?”

Ritornò subito in sé e stabilì che fosse una fesseria. Facendo altri lavori pensò alla imminente festa annuale del quartiere durante la quale, oltre ai banchetti con costine di maiale e salamelle, si racimolavano quattrini con varie iniziative, per i più bisognosi.

Durante la notte, però, non riuscendo a prender sonno a causa di quella strana idea, decise che avrebbe cercato due tazzine uguali e una l’avrebbe sacrificata per recuperargli il manico da incollare sull’altra. E, finalmente, il sonno arrivò.

IL mattino dopo, di buon’ora, provò con tazzine che aveva in casa la moglie, senza dirglielo, e la prova fu perfetta. Prese la Moka che borbottava sulla stufa, stava per versare il caffè nella solita tazzina, ma, “Perché no” si disse, e quel liquido fumante riempì la tazzina con i due manici contrapposti.

L’aroma che saliva nel filo di fumo ondeggiante era da favola, invitante, ma lui era bloccato. “E se questa idea la brevetto? Forse è troppo un brevetto, comunque sarebbe originale. Come modello d’utilità potrebbe essere accettato, e allora … potrebbero anche arrivare soldi, soldi, soldi. Ma non li terrei tutti per me”. Gli passarono davanti alla mente, come le piccole scritte in basso nei film, tutte le cose alle quali aveva dovuto rinunciare. La prima che avrebbe fatto … ritornare a Santa Maria di Leuca, aggiustare la casa dei suoi genitori e comperarsi, nooo!!! non uno yacht o un elicottero, ma una piccola barca da pesca. “Nicò” prese con due mani la sua tazzina e bevve quel caffè ormai freddo senza nemmeno accorgersene.

Sparse la voce per l’idea avuta e il garage fu invaso da tazzine da caffè di tutti i tipi alle quali lui aggiunse un manico. Le fece decorare da persone del quartiere che già avevano quell’ hobby, e in quel garage un centinaio di tazzine era pronte per essere messe all’asta alla festa del rione.

Dei tre figli di “Nicò”, l’unico che aveva proseguito gli studi e si era laureato in ingegneria civile, aveva trovato lavoro in un’azienda italiana che costruiva ponti in Africa, in quel periodo a Dubai. Era stato assunto, momentaneamente, come semplice impiegato, in attesa di un posto adatto alla sua professione. In quei giorni era ritornato in Italia, e subito il padre gli aveva fatto vedere la sua invenzione. Rimase colpito da quella tazzina buffa e, purtroppo, si ricordò di aver già visto tazzine con due manici su riviste di architettura che leggeva in biblioteca, e che erano state progettate da un architetto, o designer, del quale non ricordava il nome.

«Papà, non offenderti, non hai inventato niente.».

“Nicò”, sbigottito, chiese:

«E allora, chi le avrebbe mai inventate?».

Il figlio gli disse ciò che si era ricordato, e lui:

«Pazienza!».

In quella persona onesta e semplice, quei titoli da film che erano passati davanti alla sua mente, ripassarono nuovamente, ma all’indietro. Si riprese e disse: «Figlio mio! se ti sbagli ad aprir bocca prima che siano battute all’asta …» e lo abbracciò da spezzarlo in due.

Le tazzine “ambidestre” furono tutte battute all’asta con “NIcò” in veste di banditore, e si ricavò una somma di gran lunga superiore alle previsioni.


Il sole di mezzanotte

pubblicato da Eliana Frasca il 2024-01-09


Caro papà,
stasera il mio pensiero va a te perché le circostanze hanno fatto riaffiorare un bel ricordo che ancora mi commuove:
ti ricordi del viaggio verso il sole di mezzanotte?
Quel viaggio premio per i miei diciotto anni che avevi tanta voglia di regalarmi e di fare con me e, con il tuo solito entusiasmo, mi avevi descritto come una delle meraviglie del mondo assolutamente da vedere.
Ma come eri lontano dalla mia realtà, ovvero dal mondo di una introversa diciottenne che aveva tutt’altri sogni in quel momento.
Non è mai il momento giusto per un genitore.
Quante cose non fatte con i figli, quante parole non dette perché non è mai il momento giusto, poi la vita passa e improvvisamente ti accorgi che non è infinita e che avresti ancora tante cose da dire, tanti consigli da dare, tante opinioni da esprimere. Ma ti accorgi anche che i figli sono cresciuti ugualmente, anche senza condividere con te le esperienze, le emozioni, i sogni.


Vai al racconto di Eliana Frasca