Dalla ringhiera del balcone che dà sulla
piazzetta, nel centro della città, sbordano rossi
gerani. Una mano annaffia i vasi agganciati al
mancorrente di ferro, color canna di fucile.
Nella calura estiva il gesto si ripete la sera, per
evitare l’evaporazione diurna troppo repentina,
quando invece la notte offre il ristoro di
un’umidità prolungata.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Sul podio il direttore
d’orchestra allarga le braccia, poi di colpo le
serra e le abbassa a zittire il suono. Sull’altare
il sacerdote le distende sul calice, mentre alla
scrivania una mano guida il mouse sullo
schermo luminoso disegnando col gesto un
paesaggio del tutto nuovo.
Gesti dimenticati e no
Luisa Accattino